Quando arriverà il cambiamento? Quanto tempo ha ancora l’Italia? Quando Matteo Renzi diventerà il Presidente del Consiglio italiano. Succederà nel 2015, come profetizzato da Scalfari nell’editoriale di domenica scorsa su Repubblica? Voteremo l’anno prossimo? Ma succederà? E se così non fosse? Riusciremo a farci così tanto male da non candidare Mosè – questo il nickname con cui pare che il Ministro Delrio abbia memorizzato il Sindaco di Firenze sul suo cellulare – alla Presidenza del Consiglio?
In molti continuano a cercare di capire quando sarà il/quel momento. Quando succederà? In molti pensano che in quell’istante tutto cambierà, potremo finalmente trasformare questo Paese. Essere orgogliosi di viverci. Quando verrà finalmente il nostro turno? Già da quel “tu” (Renzi) che diventa un “noi” (il sentimento di un’impresa collettiva con una leadership chiara) emerge netta e lampante la risposta a queste domande. Non succederà mai. Quell’istante non ci sarà. Perché la campagna delle primarie di novembre di Matteo Renzi ha decisamente travalicato l’obiettivo che si era posta: quello di battere Pierluigi Bersani per consentirgli di correre come candidato premier del centrosinistra.
Le primarie di Renzi hanno scoperchiato una pentola e mandato in ebollizione un’intera generazione di giovani donne e uomini che si sente ostaggio di un sistema che non ha contribuito a creare, ma che alimenta con la fatica del proprio lavoro e con l’ansia per il futuro. In particolare tra questi, coloro che non sono dipendenti pubblici, siano essi dipendenti a tempo indeterminato o no, ancora peggio se collaboratori a progetto, partite Iva o piccoli imprenditori, vivono giorno dopo giorno la rabbia di vedersi relegati al ruolo di foraggiatori di una macchina che non guidano e che va a vapore, mentre in tutto il mondo si corre con motori più potenti (e anche più puliti).
Il cambiamento non ci sarà quando Renzi sarà il Sindaco d’Italia semplicemente perché, grazie al coraggio e all’incoscienza della sua candidatura in quel di Verona alle primarie del centrosinistra, quel cambiamento è già iniziato e ormai pervade e inonda le nostre discussioni, le nostre speranze e le nostre ambizioni. Forse anche oltre a quanto Renzi stesso si immaginava lo scorso 13 settembre.
Non basta e non basterà un documento di Boccia, non bastano e non basteranno le parole di rinnovamento e i proclami innovativi dei vecchi dirigenti che si trasformano in salvatori della Patria. Questo Pd non basta e non basterà più. E’ superato nei fatti e fa male, a chi si sente profondamente democratico, vedere che ancora non lo ha capito. Non è neanche più responsabilità dei singoli: è l’intero blocco di potere dei Democratici a essere andato in completa crisi di credibilità. Questo blocco cadrà.
Io non so cosa hanno vissuto i sostenitori dei fratelli Kennedy, ma sono certo che le campagne presidenziali di John e di Bob, (pensiamo a quella di Bob Kennedy che sfida Lindon Johnson, presidente democratico uscente e principale responsabile dell’intervento in Vietnam) hanno rappresentato molto più di una semplice attesa, diventando il reale attraversamento della “nuova frontiera” disegnata da John nel suo intervento di accettazione della candidatura democratica a Presidente degli Stati Uniti d’America.
John F.Kennedy diceva: “The New Frontier is here whether we seek it or not“. Oggi, come è stato allora per milioni di giovani donne e uomini americani, che noi lo vogliamo o no, persino che Renzi lo voglia o no, il tempo è già arrivato. Lui è stata la miccia e il motore di questo cambiamento. Ha inteso e letto quanta benzina c’era dentro molti di noi. Quante energie pronte a mettersi in moto. Gli Stati Uniti non sono cambiati per le presidenze Kennedy: John non iniziò affatto bene e Robert non divenne mai ciò per cui era nato. Gli Stati Uniti sono cambiati grazie alle energie, ai movimenti, alle forze che grazie a loro si misero in moto, stravolsero il Paese e ci regalarono, negli anni dopo la frontiera del ’60, il miglior alleato che una nazione potesse avere.
Lo stesso è già successo qui. Noi non siamo solo più vento da non fermare con le mani. Siamo molto, ma molto di più e non ci basterà un congresso del Pd. A molti di coloro che hanno votato Renzi a novembre, a chi non lo ha fatto perché “non voleva registrarsi”, a molti che hanno votato Bersani, ai delusi del centrodestra e di Beppe Grillo non basterà affatto che Matteo Renzi diventi segretario del Partito democratico. Per dirla tutta, a molti di loro non interessa affatto. Tutti costoro sono certo che lo voteranno il giorno in cui sarà lui il candidato alla Presidenza del Consiglio. Su questo nutro pochi dubbi, a meno che non si confonda troppo nelle dinamiche interne al PD. Non solo lo voteranno, ma avranno finalmente l’opportunità di mettere la loro esperienza, le loro capacità e le loro conoscenze a disposizione del Paese.
Il modello di delega partecipata che abbiamo imparato a sperimentare in questi mesi ci sarà d’aiuto, potremmo dire di avere scritto la storia e non di avere frequentato la cronaca.
(foto: media.oregonlive.com)
Davide Ricca 

Classe 1972, imprenditore e dottore di ricerca in Scienze dell'Educazione. Cresciuto nell'associazionismo cattolico e da sempre ultras granata. Esperto di processi formativi e organizzativi. Ha iniziato la sua avventura politica nell'Asinello di Prodi di cui è stato Capogruppo in Consiglio Provinciale a Torino. Democratico, ha fondato i Corsari di Torino e TorinoperRenzi. Oggi coordina l'Associazione Adesso! Torino
Nessun commento:
Posta un commento